Belen Rodriguez hot in passerella: la gonna svolazza e scopre il lato B

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Belen Rodriguez torna sulle passerelle per “Imperfect“, linea di abbigliamento che l’ha scelta come testimonial per il suo brand. La showgirl ha sfilato con le altre modelle, dinnanzi a una platea di vip che contava fra gli ospiti Claudia Galanti e il marito Arnaud Mimran, per la collezione donna primavera estate 2014: Belen ha messo in mostra un fisico perfetto, nonostante la recente gravidanza, evidenziato anche grazie a degli abiti particolarmente succinti…

John Richmind, re dello streetstyle: ”Ho Accettato l’etichetta rock”

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I suoi abiti irriverenti e originali hanno rivoluzionato il modo di fare moda, perché guardavano allo streetstyle. John Richmond, stilista inglese ormai trapiantato da tempo a Milano, con le sue creazioni ha vestito i grandi del jet set da David Bowie a Belén Rodriguez. 
«I nostri testimonial sono prima di tutto affezionati clienti, che, oltre a sposare lo stile di Richmond nella vita di tutti i giorni, liberamente, hanno relazioni personali molto forti con noi», rivela Saverio Moschillo, patron del brand.
John Ricmond, come nasce la sua passione per la moda?
«All’inizio degli anni 70, guardando David Bowie, Marc Bolan e i Roxy Music».
Da cosa prende ispirazione?
«Da tutto quello che mi ruota attorno. L’importante è tenere sempre gli occhi aperti».
Qual è il decennio che ha segnato la svolta nel mondo fashion?
«I Settanta. La musica ha preso spunto dalla moda e viceversa. Una rivoluzione».
Si è lasciato influenzare dallo stile di quel tempo?
«Sì è nel mio dna».
Come definisce il suo stile?
«Per molti anni sono stato definito “rock and roll” pur odiando ogni etichetta. Ma poi ho capito che è un bene essere identificati, è come un complimento. Quindi che rock’n’roll sia!».
Ha icone di riferimento?
«Non amo fissarmi con nulla, neanche con le persone. Per me si tratta di processi dinamici».
La sua ultima collezione che donna rappresenta?
«Sexy, chic, molto sicura di sé, alla moda».
Questo inverno quali i capi irrinunciabili?
«Capi strong dall’effetto vedo non vedo, come l’abito in pelle con motivo fiammeggiante e strategici inserti trasparenti. Provocante ma di classe. Sensuale ma non volgare. Aggressivo ma femminile»

Moda, pronta la squadra di Its 2013: 30 stilisti di tutto il mondo giocano a ingabbiare il corpo


nicola formichetti,designer,stylist e talent scout,lady gaga,moda francese,vogue,sfilata,collezioni selezionate,squadra yoox,swarovski,gioielli,vestiti,abiti,news,notizie,modaDa Cipro alla Corea del Sud, dal Libano alla Cina, attraversando Stati Uniti, India, Canada, l’Europa da est a ovest. Per il dodicesimo anno consecutivo, il 12 e 13 luglio all’ex Pescheria, “Its” porterà in passerella la moda della globalizzazione. E a giudicarla ci sarà uno dei suoi personaggi più vulcanici, Nicola Formichetti, designer, stylist e talent scout, da poco nominato direttore creativo di Diesel, l’autore di quell’abito di carne di Lady Gaga che lo spedì diretto in un tempio della moda francese come Mugler. Con lui, un altro guru della rete, Federico Marchetti, l’inventore di Yoox, piattaforma mondiale dell’e-commerce griffato.

Ancora una volta, il “contenitore” degli Incanti proporrà la moda che si studia nelle accademie di design più prestiose, ma che poi si contamina e si influenza sulle autostrade della rete. Lì corrono colori, motivi e suggestioni, come se i trenta giovani creativi selezionati per la finale, stilisti e designer di accessori e gioielli in arrivo a Trieste da un capo all’altro del mondo, si fossero incontrati in una grande piazza virtuale e avessero stabilito che Alexander McQueen è lo stilista che amano di più, che Vogue è la loro rivista preferita, che StyleBubble, Fastionista e The Sartorialist sono i blog dove allenano il gusto, che il rosso e il blu sono le tinte con cui vogliono vestire la gente.

Sono questi i personaggi e i temi comuni agli oltre mille portfolio inviati agli organizzatori del concorso, Barbara Franchin e lo staff della sua agenzia “Eve”, che in quest’edizione sono riusciti a scovare aspiranti stilisti di paesi come Zimbabwe, Trinidad, Ecuador, Costa Rica, Salvador, Egitto, Perù, Emirati Arabi, Iran, Nepal, Nuova Zelanda, Libano, Armenia: mercati della moda inesplorati, esordienti del sistema.

Ma le risposte che vedremo in passerella e che si annunciano spiazzanti e provocatorie, molte nelle “corde” di Formichetti, non potrebbero essere più diverse: abiti per nascondersi, per mimetizzarsi, per combattere, per esorcizzare dolori del passato e paura del futuro, abiti per bypassare la divisione tra maschile e femminile e vestire i “post-men”, il terzo sesso. Come sempre una passerella per stupire, incuriosire, pure far storcere il naso, dove ogni stilista cercherà di mostrare le sue iperboli per convincere chi conta nel fashion system – e a Trieste quest’anno ne arriveranno tanti – a metterlo alla prova nel lavoro vero della produzione industriale.

Dieci finalisti per ogni sezione del concorso, con la consueta, nutrita pattuglia di inglesi, soprattutto dal London College of Fashion, che ha i migliori corsi al mondo per il design degli accessori, e un ritorno nella rosa dei talenti emergenti di francesi, americani e irlandesi. Venerdì 12 luglio, all’ex Pescheria, inaugurazione della mostra di accessori e gioielli, il giorno dopo la sfilata delle collezioni selezionate, cui si aggiunge quella del vincitore 2012, il giapponese Ichiro Suzuki, chiamate alla ribalta dalla “vecchia” amica di Its, Victoria Cabello.

Quattordici le scuole e accademie di moda rappresentate in finale, per il primo anno assente l’Hogeschool di Anversa, che a Trieste ha sempre fatto incetta di premi. «È fisiologico e sano», commenta Barbara Franchin, responsabile del concorso e dell’agenzia “Eve”. «Funziona come nell’agroalimentare, per quanto il paragone sembri assurdo: i produttori ci mettono sempre lo stesso impegno, poi le stagioni fanno il resto».

Cominciamo dalle novità nelle tre giurie, alle quali spetterà il compito di destinare i consistenti premi in denaro (sfiorano i centomila euro) e gli stage nelle aziende degli sponsor. Con le new entry Formichetti e Marchetti, con il patròn di Diesel Renzo Rosso, ormai “selezionatore” di talenti in prima persona, debuttano tra i giurati le istituzioni culturali, e ad altissimo livello. A Trieste arriveranno infatti Harold Koda, curatore responsabile del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, e Laurent Cotta, storico dell’arte e curatore al Musée Galliera di Parigi, che, nel weekend triestino, avranno anche l’opportunità di visitare e conoscere l’archivio creativo di “Its”, con i suoi undicimila portfolio, oltre trecento tra abiti e accessori e settecento fotografie, al quale ogni finalista lascia in eredità una sua creazione. E ancora, in giuria, tra i nomi di peso, la stilista di Marni (griffe acquisita di recente da Renzo Rosso) Consuelo Castiglioni, Raffaello Napoleone, ad di Pitti Immagine, rappresentanti del British Fashion Council e del premio francese Andam Fashion Award, per gli accessori il designer giapponese Mihara Yasuhiro, per la gioielleria il brand di lusso francese “On Aura Tout Vu”.

Si arricchiscono premi e sponsor. A sostenere il concorso triestino ci sono innanzitutto Diesel e, quest’anno per la prima volta, la holding di Renzo Rosso, Only The Brave, insieme al gruppo Ykk, sponsor della sezione accessori, e a Swarovski per i gioielli. Entrano in squadra Yoox, che sceglierà una creazione, la produrrà e la metterà in vendita nelle sue piattaforme on-line presenti in oltre cento paesi, e poi Swatch, che chiederà a un finalista di disegnare un gioiello con tecniche e materiali innovativi.

Se i privati aumentano – e per fortuna, altrimenti la sfilata sarebbe stata cancellata – mancano all’appello le istituzioni: la Regione, sfilatasi di recente, il Comune (che dà la location della Pescheria), la Fondazione CrTrieste, ormai assente da un paio d’anni, la Provincia, mai annoverata tra i finanziatori. «Credo – dice Franchin – che Its sia l’esempio di come la sinergia tra pubblico e privato sia ormai l’unica strada per realizzare manifestazioni culturali, in un momento di risorse così limitate. Le istituzioni faranno quello che potranno per noi, non voglio polemizzare, ma l’importante è che capiscano che il concorso è un evento strategico per Trieste e che ci utilizzino».

Un assaggio di quanto si vedrà a luglio in Pescheria? Accessori che sono pezzi d’arredo, e ci si immagina più volentieri su un tavolo piuttosto che addosso. Come le scarpe di legno dell’inglese Cat Potter, che “imprigionano” in costruzioni geometriche il vuoto intorno al piede. E gioielli che diventano sempre più “body-pieces”, decorazioni (più spesso costrizioni) per il corpo, spostandosi verso il mondo del design puro, a volte dell’arte. Rayya Morcos, libanese, autrice di collari di legno e di fogli di rame tagliati al laser, lo dichiara apertamente: «Pezzi di bellezza disturbante e masochistica». E la taiwanese Yun Chin Hsu, con le sue maschere di resine trasparenti da applicare a bocca e occhi, definisce la collezione “estetica della paura”. Annelie Gross, tedesca, la cui famiglia produce protesi medicali, si spinge ancora più in là, con busti e guanti di pelle e plastica che tiranneggiano arti e tronco, bloccandolo nelle posizioni innaturali dei ballerini.

Se l’edizione 2012 è stata quella della “grazia”, delle costruzioni aeree in vestiti e accessori, il 2013 si annuncia più ferino. Anche negli abiti, dove qualche designer parla di “lottatori” e inventa moderne armature, ispirate ai soldati medievali e ai samurai.